Risultati importanti per la salute e per l’ambiente. Ma c’è ancora molto da fare.

L’aria che respiriamo oggi è di gran lunga migliore di quella che respiravano i nostri genitori. L’inquinamento scende di anno in anno, soprattutto per settori come i trasporti, l’industria, le centrali elettriche. Invece persiste l’apporto inquinante dell’agricoltura e degli allevamenti (contaminano l’aria soprattutto con composti dell’azoto come l’ammoniaca) e cresce in modo importante l’inquinamento di polveri fini e finissime per la diffusione delle stufe a legna o a “pellet” (le palline di segatura). Lo spiega un rapporto dell’Enea.

I dettagli. Il rapporto «Effect-based activities on air pollution» dell’Enea dice che in Italia dal ’90 a oggi sono diminuite le emissioni dei cinque inquinanti che l’Unione europea ha identificato come i più dannosi per la salute e per la natura.

«Oltre al miglioramento dell’efficienza energetica e alla diffusione delle fonti rinnovabili di energia, questi risultati sono stati ottenuti grazie alla combinazione di molteplici fattori: una più ampia diffusione di nuove tecnologie, limiti di emissione più stringenti nei settori energia e industria, carburanti e autovetture più puliti e l’introduzione del metano nella produzione elettrica e negli impianti di riscaldamento domestici», commenta Gabriele Zanini, responsabile all’Enea della divisione Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali.



Secondo Zanini dell’Enea, «da solo il particolato fine causa circa 30mila decessi ogni anno». In termini di mesi di vita persi, secondo l’Enea l’inquinamento accorcia la vita di ciascun italiano di 10 mesi: 14 per chi vive in Alta Italia, 6,6 al Centro e 5,7 mesi in meno nel Mezzogiorno. Ovviamente, si tratta di una media con il valore del pollo trilussiano.

E il traffico, contro il quale si accaniscono i sindaci? Il fenomeno è contraddittorio. Le automobili di oggi inquinano infinitamente meno di quelle del 1990, ma sono più numerose. Inoltre, avverte la ricercatrice dell’Enea Alessandra De Marco, «le emissioni di ossidi di azoto da trasporto stradale non si sono ridotte quanto atteso con l’introduzione degli standard “euro” per le macchine a gasolio, poiché i test su strada hanno mostrato che le emissioni nei cicli reali di guida sono più alte rispetto alle emissioni misurate nei test di omologazione»

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